La potenza creativa degli algoritmi

Intervista a Gennifer Deri
La potenza creativa degli algoritmi
  • mariachiara
  • Sab, 03/31/2018 - 00:02

Lo scorso 24 Marzo si è svolta, nella galleria Filarete Art Studio di Empoli, l'inaugurazione di due mostre personali: una di Gennifer Deri, allieva della nostra Accademia e l'altra di Eugenio Cialfi, studente della LABA di Firenze.

Abbiamo intervistato Gennifer per capire com'è nato il suo progetto fotografico e come si è è sviluppato. 

Vi invitiamo a visitare la mostra, curata da Gaia Bindi e Eugenia Vanni, aperta fino al 27 Aprile dal lunedì al venerdì dalle 17 alle 19.

 

Com’è nato il progetto per questa mostra? Qual è l'idea di fondo?

Il progetto nasce ad opera di Mauro Manetti, direttore della LABA di Firenze nonché proprietario dello spazio espositivo Filarete Art Studio di Empoli. Per quanto mi riguarda Mauro ha chiesto a Gaia Bindi di presentare uno studente dell' Accademia di Belle Arti di Carrara, così in maniera inaspettata è successo che a fine di una sua lezione, la docente mi ha dato questa notizia. L'idea di fondo credo sia di mostrare ad un pubblico i lavori che nascono interni alle Accademie in questione, ma allo stesso tempo la mostra diviene un evento svincolato dalle stesse istituzioni che lo promuovono, perchè per l'esperienza vissuta durante l'inaugurazione non si trattava di essere studente ma artista emergente che si affaccia ad un mondo oltre le mura accademiche. Di fatto anche Gaia Bindi in quell'occasione era la curatrice del mio lavoro artistico. 

 

Come rielabori le tue fotografie? Che valore ha la postproduzione per le tue opere?

Le mie elaborazioni sono da vedere come un piano mediale nel quale convergono diversi stimoli in primis provenienti dall'Arte Cinetica e Programmata, poi si va da poche letture di fisica quantistica a brani filosofici, a frammenti presi da varie letture di differente genere. Dirti come le elaboro è abbastanza complesso poichè ad ogni fase del lavoro corrisponde un procedimento differente. Solitamente alla loro base si trovano calcoli matematici, fondamenti di geometria analitica, alterazioni prospettiche e algoritmi. Quindi posso dirti che la matematica regola le immagini in questione. Così mi piace definirle, "immagini". Per quano riguarda il lavoro di postproduzione è molto importante per la formalizzazione del mio lavoro perchè mi permette di equilibrarlo sia esteticamente sia concettualmente. Nel senso che come credo sia ben evidente, non sono certo le immagini tecnicamente precise, tralasciano totalmente la tecnica per dar spazio piuttosto ad una sorta di stimolo visivo. Allora l'assenza di tecnica, questo "difetto" se così lo si può chiamare, viene accompagnato e corretto da una formalizzazione del lavoro che deve sfiorare la perfezione ed essere pulita. 

 

Quali fotografi (o altri artisti) hanno influenzato la tua pratica?

Sicuramenti i già citati artisti del Gruppo T dell'Arte Cinetica e Programmata, poi direi Edward Weston, Marcel Duchamp, Jhon Copeland, Jan Dibbets, vari artisti dell'Arte Concettuale e dell'Arte Interattiva, infine non posso concludere che con Marco Signorini.

 

Stai lavorando a nuovi progetti? Cosa cattura oggi la tua attenzione di fotografa?

In realtà la parola nuovo per me è ambigua o meglio nel mio progetto si titola "Riformulazione". Mi cogli impreparata nel senso che non ho un nuovo progetto ma una nuova evoluzione dello stesso progetto. Ad esempio i Parametri trovano la sua estensione e diversa formalizzazione nelle Deformazioni Assiali e Assonometriche, così come quest'ultime nelle Alterazioni prospettiche. Ciò che invece le accomuna di fatto sono le immagini matrice, gli sguardi pre elaborazione. In queste tre fasi è molto importante che le immagini di partenza siano le stesse perché lo scopo è proprio di riuscire a liberare la potenzialità espressiva dell'immagine e nel suo continuo riformularsi rendere evidente che l'immagine non esiste, è un concetto astratto, è l'atto mentale per il quale qualcuno pone l'attenzione su un dato della realtà, e questo diviene il pretesto per istaurare un rapporto tra vedente e veduto. L'immagine è spazio relazionale, soggetto a trasformazione come è la realtà stessa: nel mio caso è il corpo, perchè lo scopo del lavoro è anche quello di  fornire allo spettatore un'immagine di sé che non sia il comune percepito ma il percepibile. Non mi definisco fotografa ma un osservatore in-formazione.

 

Ringraziamo Gennifer per la disponibilità nel rispondere alle nostre domande.

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