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I Racconti dell'arte 2022/2023: ciclo di incontri e proiezioni con artisti, autori, curatori e personalità di cultura.

NICOLA BOCCINI "IL GIUDIZIO UNIVERSALE" - Mercoledì 14 Giugno

Pubblicato il 14 June 2023 da editorAbac

Ore 16.00, Aula Magna

Modera Presidente Prof. ANTONIO PASSA

Saluti del Direttore Prof. LUCIANO MASSARI

 

 

Ci rifiutiamo di pensare che l’arte e la scienza siano sfere distinte e

quindi che le imprese realizzate dall’una non possono appartenere anche all’atra.

Gli artisti anticipano le imprese scientifiche;

le imprese scientifiche provocano sempre delle imprese artistiche

(Lucio Fontana, Manifesto spaziale, 1947)

 

È stato detto più volte che i light artists, incominciando da Lucio Fontana con il suo neon, «sustancia luminosa y maleable»

[i]

, “manipolano” la luce come materia prima, nella sua accezione di fenomeno propriamente fisico, che la usano come il colore e i pennelli della pittura tradizionale. Per la prima volta nella storia dell’arte Nicola Boccini riesce a sostituisce il colore a smalto delle ceramiche con la luce. Si è chiesto come rendere viva la materia, come far vedere la trasparenza, la fragranza costitutiva della ceramica e la risposta è la luce.

Una vita di ricerca e sperimentazione che lo porta a fondare nel 1997 il CLS (Ceramica Libera Sperimentale) gruppo internazionale di artisti che perseguono lo stesso obiettivo: rivoluzionare il mondo della ceramica, non solo formalmente, ma creando una nuova composizione materica, studiando la fabbricazione delle porcellane di tutto il mondo. Incominciano i suoi viaggi, nel 1999 in Olanda, per studiare il trattamento industriale delle porcellane Bone China, in Russia, per la porcellana fine Vitrus China e in Messico per la Corda secca (Cuerda secca) etc.

Nel 2002 all’età di 30 anni conosce quasi tutta la tecnologia ceramica internazionale e comincia il percorso di ricerca e sperimentazione arrivando a scoprire nuove tecniche e soluzioni artistiche.  Sua la creazione della ceramica2.0 (multimediale ed interattiva) e della ceramica3.0 (organica). Tutta la sua esperienza e conoscenza in ambito ceramico le trasmette presso la Scuola d’Arte Ceramica Romano Ranieri di Deruta, di cui è socio fondatore e docente delle tecniche sperimentali applicate al design e architettura, e presso le numerose università di tutto il mondo da cui viene incaricato per gli aggiornamenti sull’evoluzione e sulle nuove tecniche della ceramica.

Alle sue prime sculture, penetrate da forme geometriche e macchie di colore, aggiungerà la luce, indispensabile per la vita, come la terra che genera le sue opere. Nel 2009 espone i suoi pannelli luminosi in Olanda, selezionato dal centro di ricerca EKWC (European Keramic Work Center) per il Dutch Design Week dal titolo Ceramics&Architecture, sottili fili di rame, conduttori di energia, sono le vene di queste nuove creazioni: «la mia aspirazione», scrive, «è rendere la ceramica unica protagonista, in senso assoluto. Ho scoperto questa nuova tecnica porcelain veins, quando ho cominciato a pensare di introdurre nella porcellana i metalli (rame, ottone, ferro, platino ecc.)»

[ii]

.

Il colore luminoso delle formelle vicine e quadrate si allarga dai bordi, sfrangiati e indefiniti. Boccini attinge ad una limpidezza e soprattutto ad una rarefazione astratta che allude ad un senso di quiete e appagamento. Il risultato di queste ricerche è il brevetto internazionale del 2012, che prende il nome di “Tecnica Boccini”. Usa porcellane liquide che creano lastre sottilissime, traslucide come il vetro, dove la luce colorata, supera la limitazione bidimensionale della superficie. Per Aristotele e poi Lucrezio, il vedere avviene solo attraverso il diafano: l’occhio al suo interno è trasparente e riconosce la luce e la forma degli oggetti grazie alla membrana simile all’acqua che riceve e riflette i raggi visivi. Con Boccini è la materia stessa che diviene luminosa, così che la luce, la conoscenza e la bellezza si fondano tra loro. La ceramica che permane ogni aspetto della nostra vita, con la “Porcelain veins” è riuscita ad estendere le sue possibilità al più potente dei cinque sensi, la vista, lasciando incontaminata la natura immateriale della luce.

La Light Art in Umbria si lega, non ai materiali industriali, ma alla tecnica artigianale più importante della nostra regione, la ceramica. Tradizione, artigianalità e manualità si uniscono alla ricerca scientifica e alla tecnologia. Boccini parte dalla constatazione che la produzione artistica ceramica è satura e destinata alla ridondanza, alla ripetizione di forme; si propone perciò di cambiare e rinnovare i materiali di quest’arte ampliandone la facoltà creative e percettive. La ceramica luminosa diventa “interattiva” nel 2014, la prima opera in ceramica multimediale che interagisce con il pubblico, Evolution 14.0, formata da 30 pannelli viene esposta alla Taiwan Ceramics Biennale (TCB) di Taipei “Terra Nova”. Nello stesso anno viene presentata alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma per la mostra La Scultura Ceramica Contemporanea in Italia

[iii]

.

Grazie all’aiuto d’ingegneri immette dei micro sensori all’interno del composto ceramico, lo spettatore con la sua voce o il tatto, agisce sullo spazio dell'opera, le reazioni sono mutevoli e imprevedibili e l’opera ha una sua sensibilità e una vita quasi organica. Evolution diventa il risultato e l’unione tra il progetto artistico e l’effetto di fascinazione prodotto sullo spettatore.

Nicola Boccini porta avanti una ricerca sulla percezione, sullo spazio e sulla interazione, iniziata negli anni Sessanta, con i movimenti che hanno creato macchine e installazioni, sperimentando nuovi materiali come il neon e il laser alla ricerca di un modo nuovo di concepire la realtà. «L’unica differenza che permane tra la macchina reale e la macchina oggetto di arte resta l’unicità di quest’ultima la cui fruizione è puramente estetica»

[iv]

, così Corrado Maltese introduce all’Arte programmata e cinetica, movimento internazionale che vede uno dei maggiori rappresentanti nell’artista ungherese Nicolas Schöffer che dagli anni Cinquanta costruisce le sue macchine Lux che interagiscono con l’ambiente unendo movimento, luce e suono. In Italia ci sono i cinetici del Gruppo T a Milano con Gianni Colombo e il suo Spazio elastico del 1967 o le Topoestesie (1965-1970) dove lo spettatore è introdotto in ambienti bui e sottoposto ad una serie di stimoli ottici e fisici per disorientarlo e spaesarlo. Il Gruppo N a Padova con Alberto Biasi che lavorava sulla rifrazione della luce creando i prismi di luce nel 1963, tutte ricerche sulla reazione individuale allo stimolo luminoso. Ci si propone, cioè di accrescere la conoscenza attorno alla visione, di educare e sviluppare la percezione ottica o visiva.

Una “nuova arte” in cui non possono esistere separazioni fra architettura, scultura o artigianato, come nel caso di Boccini. Un nuovo modo di relazionarsi al pubblico, entro dinamiche aperte al dialogo creativo e inconsueto, quasi “ludico”. Genere che emerse durante gli anni delle avanguardie storiche, per poi essere approfondito dai movimenti come Fluxus, negli anni Sessanta. Il pubblico, si avvicina, sperimenta, usufruisce, gioca all’interno dell’opera artistica.

Boccini si muove sulla strada tracciata da questi artisti, trasformando le ceramiche in opere ottiche sonore e luminose al fine di trasformarle in strumenti che evocano, che sollecitano immagini e sogni. Il pubblico fino a questo momento rimasto passivo, davanti all’oggetto ceramico, si trasforma in co-autore attraverso l’interattività fisica. Il “corpo” dello spettatore, diventa strumento “tecnologico” come lo definisce Pier Luigi Capucci, che dà la possibilità di “immergersi” nell’opera, «di entrarvi e di interagire in tempo reale con essa». Grazie all’utilizzo delle «modalità cinestetiche e percettivo motorie, […] il corpo articolato emerge dall’oblio di una condizione sacrificata, quasi di rifiuto, per assurgere a una nuova solarità»

[v]

. Le opere di Boccini, che i fruitori possono scegliere, cambiare, “suonare”, formano tessiture geometriche. Veri e propri “murali interattivi luminosi”, fatti di forme semplici e ripetitive, che permettono alla luce e alle ombre di giocare sull'intera superficie, creando un'impressione di mobilità.

L’uso creativo e ludico di tecnologie, spinge Nicola Boccini ad ampliare le forme estetiche che la sua ceramica può creare. Nel dicembre 2015 nasce Pectus terra, un’installazione formata da tre sculture in bone china, la prima opera a tutto tondo in ceramica interattiva. Tre seni di diversa grandezza, risplendono nel biancore dell’incarnato porcellanato, rappresentando le tre età della donna. Pensati ed esposti per la mostra Luce4Good – Light Art Ensemble 2015 di Milano, a cura di Gisella Gellini e Domenico Nicolamarino, un’iniziativa benefica contro i tumori al seno. La luce all’interno cambia in continuo e proietta auree, aloni di luceche li avvolgono e li proteggono; spiriti capaci di sopravvivere alla malattia e al decadimento dell’esistenza biologica, forme evanescenti, che tendono alla perfezione, eterni archetipi della bellezza femminile. I cerchi concentrici sul soffitto formano una costellazione, un cielo notturno che dà l’idea, fisica e spirituale, di un infinito.

Nicola Boccini in pochi anni è riuscito a far emergere l’importanza della luce come arte applicata, che prende vita in oggetti di artigianato nuovi, “contemporanei”, animando la materia, una materia luminosa dalle infinite potenzialità che meglio di ogni altra esalta lo spazio che la ospita creando inaspettate suggestioni o semplici immagini luminose nel buio.

Ed ora questa prestigiosa commissione, la reinterpretazione contemporanea del Giudizio Universale di Hans Memling per il Museo Nazionale di Danzica, dove l’ispirazione è data dal riflesso della scena sull'armatura di Michele, vero e proprio sfoggio virtuosistico per Memling delle impareggiabili conoscenze sul "lustro" possedute dai fiamminghi, ma per Boccini è lo straordinario pretesto di rendere visibile il passaggio delle anime. Il movimento virtuale di queste anime, che passano in una dimensione celeste grazie alla trasparenza della bone china, accompagnate dalla musica e dai simboli universali di salvezza. Per i suoi movimentati nudi maschili e femminili era stato un innovatore anche Memling.

I pannelli di forma esagonale sono realizzati in Bone China (un tipo particolare di porcellana) con la tecnica del colaggio su stampi in gesso. La tecnica usata è “Porcelain Veins” ovvero filo di rame inserito nei 3 mm di spessore del Bone China quando l’argilla è ancora umida. Il filo di rame all’interno del Bone China si fonde durante la cottura e i suoi vapori lasciano righe verdi.

Tutti e 22 pannelli sono stati creati a mano ed hanno avuto 3 cotture per completare il ciclo, solo una cottura è stata fatta 1320°C. In questa procedura, Boccini ha anche dimostrato una sua teoria, quando il Bone China viene cotto ad altissima temperatura, prima si contrae (restringe) e poi si espande (aumenta). Questa procedura a creato pannelli di spessore di circa 3 mm e perfettamente traslucidi. 

 

I pannelli compongono un quadro con frammenti e simboli del dipinto di Memling, elementi visivi sono retroproiettati in diverse sequenze di immagini.

Usando tecnologie, materiali contemporanei e interattivi, i visitatori, con i loro gesti e immagini, diventeranno in tempo reale, parte del Giudizio Universale. L’artista reinterpreta l’opera del XV secolo, calandolo nel contesto e nei problemi sociali attuali, come razzismo, terrorismo, xenofobia o conflitti di immigrazione.

 

Due artisti a confronto, lontani nel tempo ma concordi nello scegliere il libero arbitrio come unico metro di giudizio per la vita eterna. Solo l’agire libero dell’uomo ne può determinare la felicità o la dannazione.

 

Curatore

Dott.ssa Claudia Bottini


[i]

L. Fontana,  Manifesto Blanco, 1946, citazione in S. Casoli, E. Geuna (a cura di), Lucio Fontana. Luce e colore, catalogo della mostra (Palazzo Ducale, Appartamento del Doge, Genova 22 ottobre 2008 - 13 aprile 2009), Milano 2008, p. 222.

[ii]

N. Boccini, in /R/ art/r/evolution, a cura della Scuola d'arte ceramica Romano Ranieri in collaborazione con il Museo nazionale di Danzica e la Selective art gallery di Parigi, catalogo della mostra (Parigi, settembre-ottobre 2010; Polonia, Gdansk, febbraio-marzo 2011), Danzica 2010, p. 42.

[iii]

Maristella Margozzi e Nino Caruso, a cura di, La scultura ceramica contemporanea in Italia, catalogo della mostra (Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, marzo 2015), Roma 2015, pp. 90-91; p. 211.

[iv]

C. Maltese (a cura di), Le tecniche artistiche, Milano 1973, p. 508.

[v]

P. Capucci, Il corpo tecnologico, Bologna 1994, p. 42.