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Amedeo Desideri: Distopic

Fino al 12 novembre, Palazzo Binelli ospita le opere di un ex studente dell'Accademia di Carrara
Amedeo Desideri: Distopic

Pubblicato il 03 Novembre 2019 da redazione

Ha inaugurato il 25 ottobre a Palazzo Binelli la mostra personale di Amedeo Desideri, intitolata “Distopic”. Il giovane artista (Empoli 1993), formatosi all’Accademia di Belle Arti di Carrara, ha creato per l’occasione un’installazione multimediale site specific a cui si aggiungono una serie di sculture a completare il percorso espositivo.

L’installazione multimediale testimonia la volontà e la capacità dell’artista di riflettere - e far riflettere – sulla condizione dell’espressione artistica e della comunicazione interpersonale nell’epoca della comunicazione digitale pervasiva. Un’opera che, alla luce di approfondite letture mass mediatiche e sociologiche, fa dialogare scultura e architettura e dimostra come Desideri sappia far riflettere allo stesso tempo sulle possibilità della scultura e sul ruolo dell’artista nella società di oggi.

Nonostante la giovane età, l’artista ha già maturato esperienze molto importanti, come i due workshop promossi dal Padiglione Italia della Biennale di Venezia curati rispettivamente da Vincenzo Trione e da Cecilia Alemani a cui si aggiunge un lungo e costante apprendistato nei laboratori del territorio, che hanno permesso all’artista di affinare la tecnica della lavorazione lapidea e di elaborare una propria poetica e un’articolazione concettuale resa possibile dal confronto con i grandi artisti.

Desideri è stato anche invitato a partecipare sullo scorcio del 2018 a un’importante mostra tenutasi a San Pietroburgo nella storica Accademia della città russa, che vedeva protagonisti una selezione di 20 tra i migliori artisti giovani a livello internazionale. In mostra anche la scultura “Triumph 2000”, un’acuta riflessione sul concetto di monumento, ritenuto obsoleto dall’arte contemporanea, ma, come dimostra Desideri, elemento inseparabile dal linguaggio scultoreo e dalla storia produttiva e artistica di Carrara.

Una sorta di monumento trionfale, la cui chiave d’arco è sostenuta da due colonne rappresentate da altrettante spazzole tipiche dei lavaggio auto. Non una parodia né una lettura surreale quella del giovane artista ma una personale poetica plastica che mira a mettere in relazione elementi prelevati da contesti diversi per costringere lo spettatore a un atteggiamento percettivo attivo, liberato dalla passività tipica della fruizione dei media.

Desideri, che nel mese di ottobre è stato anche protagonista nel ruolo di docente in un workshop promosso dalla Regione Toscana è chiamato nel corso dei prossimi mesi a un ciclo di importanti manifestazioni, che testimoniano la raggiunta maturità tecnica e stilistica dell’artista. La mostra di Palazzo Binelli, promossa dall’Associazione Gianni Rodari e sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara, resterà aperta fino al 12 novembre p.v. (Dal lunedì al venerdì, 10:00/13:00 - 16:00/19.00)

Al lavoro di Desideri dedica un saggio il prof. Alessandro Romanini, che pubblichiamo con piacere a seguire.

 


 

La forma che riflette

di Alessandro Romanini

 

Amedeo Desideri nonostante la giovane età ha sviluppato un articolato e multiforme percorso di ricerca, che ha già raggiunto posizioni consolidate.

Percorso concettualmente articolato che non prescinde da una solida progettazione strutturale, una maniacale attenzione ai valori compositivi e alla lucida definizione di una forma che corrisponda al contenuto veicolato. Perché l’espressione plastica per l’artista empolese consiste in un’armonica sinergia fra perizia tecnica ed elaborazione concettuale, che danno vita a dispositivo in cui lo spettatore diventa parte attiva e l’oggettualità della scultura diviene strumento di riflessione, filosofia messa in forma. Una perizia esecutiva e una conoscenza tecnica maturata attraverso il lavoro manuale – e la connessa riflessione teorica – svolto nei laboratori di Carrara a contatto e confronto con artisti internazionali, integrata da un percorso di studi accademici condotto sempre con un atteggiamento indirizzato da una curiosità di studioso e un’attitudine sperimentativa.

L’approfondita elaborazione teorica e formale lo portano a riflettere ed esperire la forma monumento, che lungi dall’essere caduta in desuetudine, torna, nella poetica di Desideri ad essere simbolo e fulcro della stratificazione antropica e mnemonica dell’espressione plastica. L’esempio è l’opera Triumph 2000, che del monumento mantiene la struttura e il profilo gestaltico di riconoscibilità, ma viene declinato nella versione di dispositivo inteso in senso focaultiano, che sublima e depura l’elemento celebrativo simbolo della conquista, lavandolo via letteralmente. l distopismo del titolo non è profezia venata di pessimismo, ma è la cristallizzazione di un sottile e raffinato esperimento plastico, un’articolazione della sintassi dello spazio, che fa dialogare architettura , scultura e design. Una dialettica fra forma e contenuto, significato e significante, articolata fra metafora e metonimia, in cui il fruitore diventa coautore e attivatore del dispositivo che mira a produrre riflessione.

L’artista concede allo spettatore un ruolo proattivo, coautoriale, costringendolo a una partecipazione attiva, alla costruzione di un soggettivo percorso percettivo e di costruzione semantica, affrancandolo dalla mera contemplazione. La dialettica e la messa in relazione di dimensioni e contesti anche eterogeni, è il motore e il carburante che alimenta la poetica di Desideri. Tesi e antitesi che raggiungono una sintesi nella forma finale dell’opera /installazione o relazioni tra elementi eterocliti, innescate da elementi concettuali elaborati dall’artista, che diventano il fulcro intorno a cui costruisce la struttura di senso.

Quella presentata a palazzo Binelli è un’installazione che richiama allo stesso tempo il panopticon di Bentham - e ancora una volta ritorna Focault - e le teorie della scuola di Francoforte con Marcuse in prima fila - che stabilisce un patto fruitivo con lo spettatore. Un patto in cui si dichiara che per guardare è necessario essere visti, osservati. Un articolato gioco percettivo su più livelli, che dal sociologico depista il visitatore verso l’ambito zoologico per far concludere il percorso di riflessione sullo zeitgeist e sull’individuo. Soprattutto lo scopo dell’artista è di creare un processo di riflessione metalinguistica, che mentre si sviluppa la genesi creativa, attiva un processo di riflessione sul linguaggio plastico e sul ruolo dell’artista nel contesto contemporaneo. Riflessione metalinguistica che ha come scopo quello di indagare ed esperire tutte le potenzialità del linguaggio scultoreo, dai materiali alle tecniche, alla formalizzazione concettuale fino ad arrivare all’estensione proficua alle relazioni interdisciplinari.

Le opere di Desideri, dimostrano la pretestuosità della contrapposizione fra capacità manuale ed elaborazione concettuale, dissolvono l’aura di vetustà al concetto di monumento di cui indaga tutti i possibili sviluppi contemporanei e toglie alla scultura quella patina di sapore titanico ancestrale, promuovendola di diritto alle arti vocate alla ricerca, con pieno diritto di cittadinanza nel dibattito artistico internazionale contemporaneo.