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UGUALI DIS/UGUALI, il resoconto

UGUALI DIS/UGUALI, il resoconto

Pubblicato il 03 Novembre 2018 da redazione

Sabato 27 ottobre ha aperto, nelle sale della Collezione di Scultura di Palazzo Binelli in Carrara, la mostra collettiva UGUALI DIS/UGUALI, a cura del gallerista Nicola Ricci e del professore Gilberto Pellizzola. La notevole architettura sede della Fondazione Cassa di Risparmio accoglie, accanto ai gessi storici appartenenti all’Accademia di Belle Arti, le opere di 19 artisti contemporanei: Bertozzi & Casoni, Nicola Carrino, Antonio Catelani, CCH, Michele Chiossi, Vittorio Corsini, Federico Fusj, Maschac Gaba, Luigi Mainolfi, Luciano Massari, Athos Ongaro, Luigi Ontani, Michelangelo Pistoletto, Andrea Santarlasci, Santiago Sierra, Ettore Spalletti, Antonio Trotta, Giuseppe Uncini, Yi Zhou. Il concept della mostra si focalizza sulla scultura, in termini di oggetto come di elaborazione teorica e disegno, sia esso progettuale che in dichiarata autonomia di ricerca. L’allestimento è concepito per dare spettacolo alle risonanze e dissonanze fra opere neoclassiche e romantiche con le diverse declinazioni dell’attualità, fra risultanze di matrice concettuale, poverista, comportamentale e gli esiti variegati della recente generazione artistica. Coerentemente, le varie stanze consentono un percorso articolati per nuclei tematici – alto e basso, bidimensionale e tridimensionale, natura e cultura – senza però costringere i lavori nell’articolazione di una tesi. L’accostamento di opere stilisticamente e storicamente lontane crea delle tensioni dinamiche nelle stanze della mostra. Ad accentuare la dinamicità del percorso contribuisce la presenza sulle pareti di opere figurative come disegni, dipinti e fotografie, che contrastano con la tridimensionalità delle sculture. Fondamentalmente, la mostra può essere intesa come una ricapitolazione della vicenda della scultura nel corso degli ultimi secoli. La scultura è vista come un concetto, che è possibile interpretare in infiniti modi. Se con le opere storiche abbiamo un itinerario artistico che va dal Neoclassicismo al Romanticismo, le opere contemporanee abbracciano tendenze artistiche che spaziano dal Minimalismo, al Poverismo all’Iperrealismo. L’opera Senza titolo di Giuseppe Uncini richiama la Minimal Art: il soggetto è caratterizzato da un aspetto austero e impersonale, ottenuto con il ricorso a materiali industriali, in questo caso il cemento. Michelangelo Pistoletto, con la sua opera Il libro introduce le istanze dell’arte povera, in primis per la scelta del soggetto, un oggetto di uso quotidiano come il libro, e quindi per la scelta del materiale impiegato, 6 lastre di alluminio dipinto. L’opera Caffettiera del duo Bertozzi & Casoni, nella sua realizzazione – che quasi inquieta per la sua accuratezza – e nella scelta del soggetto, è figlia delle posizioni stilistiche e filosofiche dell’Iperrealismo. Luciano Massari propone una delle sue grandi carte, impronte ricavate da una matrice in marmo lavorato che spiazzano per la loro incerta materialità – la leggerezza e le ombre morbide della carta artigianale si scontrano, in un’unica immagine, con la pesantezza e la durezza del marmo. Infine, nell’ultima stanza troviamo Lily of Florence di Michele Chiossi, una scultura che rappresenta lo stemma di Firenze, inciso su una lastra di marmo dai bordi seghettati che richiamano i pixel delle immagini a bassa risoluzione, retroilluminata da luci neon: un lavoro in bilico tra contemporaneità stretta e tradizione, evocata dal soggetto e dalla scelta materiale.Nell’apparente caos, in realtà c’è un gran senso di armonia e tra le varie opere si instaura un dialogo. Un dialogo tra il contemporaneo e l’antico, ma anche tra il contemporaneo e il contemporaneo, che instaura una connessione non solo fra le sculture, ma anche fra i materiali, uguali e diseguali, e tra le opere tridimensionali e quelle bidimensionali. In questo dialogo si inserisce anche la performance, nel lavoro di Federico Fusj i cui acquerelli, incollati su una impalpabile foglia d’oro, possono essere toccati e manipolati dal pubblico, che ne causa a poco a poco il deterioramento.L’equilibrio tra antico e moderno è però fragile, e questa fragilità ci viene comunicata attraverso l’accostamento dei materiali impiegati, come il gesso delle statue classiche e dai delicati acquerelli che possono essere maneggiati dai visitatori ma con estrema cura e indossando i guanti.Come dice il titolo della mostra, ci troviamo di fronte a opere uguali ma al tempo stesso diseguali: uguali in quanto condividono il concetto di scultura, diseguali perché ogni opera ha una propria storia. Luigi Spadaccini Nell'immagine: Uncini Giuseppe, Senza titolo, 1987. Cemento e laminato in legno, cm 45,5 x 28 x 10,5. Foto Maria Chiara Gagliardi. Courtesy Claudio Poleschi