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EneganArt: IN-DIFFERENZE

Ian Bertolucci e Giacomo Salerno si aggiudicano il secondo premio
EneganArt: IN-DIFFERENZE

Pubblicato il 07 Novembre 2018 da redazione

Dal 18 al 28 ottobre 2018 si è tenuta, alla Fortezza da Basso a Firenze, la 4° edizione del concorso artistico “EneganArt”, nato nel 2015. Organizzata dall’Accademia delle Belle Arti di Firenze, la mostra ha accolto 24 opere, selezionate tra le oltre 1.700 candidature. Il 20 ottobre sono stati consegnati i 4 premi del concorso, e due studenti di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, Ian Bertolucci e Giacomo Salerno, si sono posizionati al secondo posto, con un premio in denaro di 3000 euro.

EneganArt ha sempre trattato tematiche di attualità con lo scopo di far riflettere e di coinvolgere i giovani artisti. Per Ileana Mayol, responsabile del progetto, il concorso deve rappresentare la nostra società e farci riflettere su ciò che è diventata. Dopo aver dedicato le mostre precedenti alla tematica del cambiamento e della rinascita, l’edizione 2018 ha visto EneganArt affrontare la tematica dell’indifferenza. In realtà il titolo “IN-DIFFERENZA” ha un duplice significato: da un lato fa riferimento al sentimento dell’indifferenza,  perfetto per descrivere la società odierna: una società distratta, distaccata, fredda nei confronti delle disgrazie che accadono dall’altra parte del mondo, e in cui le persone si isolano sempre di più e si rivelano incapaci di compiere una scelta.

Su un altro versante, il titolo evoca anche la parola “differenza”, intesa non solo come accettazione di ciò che è al di fuori del quotidiano e dell’ordinario, ma anche come “saper fare la differenza”, credere e tornare consapevoli che la costruzione di una società più giusta sia affidata alla collaborazione di tutti.

Ian Bertolucci e Giacomo Salerno hanno contribuito all’articolazione di queste tematiche con un autoritratto fotografico realizzato all’interno di Palazzo Cybo Malaspina, sede dell’Accademia di Belle Arti di Carrara. Il contesto scelto vuole rimandare all’idea della fortezza come luogo in cui, oltre a trovare protezione, chi vive al suo interno ha la possibilità di coltivare un microcosmo distante dall’opinione pubblica, dai pericoli e dalle discriminazioni sociali, libero di vivere nella sua intimità la differenza che lo separa da ciò che è socialmente accettato.

La fotografia fa parte del ciclo Doll Parts, serie di autoritratti in cui ciò che viene indagato è l’identità di genere della persona, intesa come percezione dell’individuo all’interno della società contemporanea. Secondo gli artisti: “I ruoli che assumiamo, le varie figure professionali, la posizione che occupa l’io tra gli altri è definita da una serie di tratti, che non hanno niente a che vedere con la natura sessuale biologica dell’individuo, come il codice vestiario e il modo di porre e relazionare il proprio essere nello spazio, attraverso postura, tono vocale e gestualità del corpo. Il riferimento alla figura della bambola vuole indicare la profonda oggettificazione del corpo nella nostra struttura sociale, che attraverso vari interventi artificiali su di esso ci definisce, agli occhi degli altri, di un genere piuttosto che dell’altro.”

Luigi Spadaccini