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Michelangelo Reload, intervista a tre studenti dell’Accademia

Michelangelo Reload, intervista a tre studenti dell’Accademia

Pubblicato il 22 Novembre 2018 da redazione

Sabato 10 e domenica 11 novembre, la Fondazione Centro Arti Visive di Pietrasanta ha accolto i 10 artisti vincitori del workshop-residenza Michelangelo Reload, i quali, sotto la supervisione dei curatori, hanno allestito le stanze in cui hanno soggiornato con una selezione dei propri lavori, secondo il progetto presentato in fase di candidatura. Tra i vincitori ci sono tre studenti dell’Accademia di Carrara: Lorenzo Bottari, Kaspar Ludwig e Gennifer Deri. Gli abbiamo rivolto alcune domande... (foto Luigi Spadaccini; immagine di copertina: foto Nicolò Forcieri)

Come vi siete trovati in questa settimana a Pietrasanta?

Lorenzo Bottari (LB): Io sono di Pietrasanta, quindi non mi sono più di tanto allontanato da casa. La settimana l’ho passata bene, c’è stato qualche problema organizzativo, ma è stato positivo perché vuol dire che la cosa era vera. È stato bella soprattutto perché mi sono confrontato tanto con gli altri ragazzi. È stata una settimana formativa, e alcune delle cose che mi ha insegnato me le porterò dentro anche in futuro.
Gennifer Deri (GD): Abbiamo imparato molto dai vari artisti che ci hanno fatto da tutori. È stato utile anche lavorare sullo spazio, e io personalmente mi sono messa alla prova al di fuori dei miei schemi, sia in termini di linguaggio che di contenuto. Mi sono cimentata con la stampa fotografica su tela, una scelta per me nuova, e ho usato la fotografia estremizzando la sua distanza dalla percezione che abbiamo della realtà, lavorando su una forma esteticamente perfetta.
Kaspar Ludwig (KL): è stato molto bello tornare a Pietrasanta e il workshop di per se è stato molto interessante anche se ci ha messo un po’ ad ingranare, i primi giorni erano un po’ troppo formali. Negli ultimi giorni, quando si è creata un’interazione più forte, è diventata un’esperienza più piacevole.

È stato utile per voi confrontarvi con gli altri artisti che hanno partecipato a questo workshop?

LB: Io penso che il confronto sia sempre utile. Ogni tanto gli altri ragazzi venivano a guardare la mia stanza e mi davano consigli su come presentare il lavoro, su cosa aggiungere ma anche cosa togliere. Poi la cosa bella è stato confrontarsi con artisti diversi per linguaggio, formazione o professionalità. è stata una grande esperienza soprattutto a livello umano.
GD: Ognuno di noi lavora in maniera differente, affrontando temi differenti. Più che artistico, il confronto è stato umano e relazionale, un incontro tra persone e culture diverse. 
KL: Da subito abbiamo trovato un’intesa, e avere molti spazi in comune ha velocizzato le cose. Sono perfino arrivati una ragazza da Roma e uno dall’Alto Adige, ed è stato bello vedere come tante personalità che prima erano lontane, grazie a questo evento si siano avvicinate.

Qual’è il significato delle vostre opere?

LB: Sono stato molto influenzato dall’Informale e dall’Espressionismo Astratto, in particolare da Jackson Pollock. Nel mio lavoro cerco una sorta di figurazione nell’Astrattismo, con l’aggiunta di una componente performativa: permettendo ai visitatori di toccare le mie opere valorizzo le texture del dipinto. Utilizzo pitture da parete che vengono date a strati, operando per sovrapposizione e non per mescolanza. La figurazione deve uscire da questo groviglio di filamenti che è molto materico. Le figure non sono né uomini né animali, sono semplici figure, non mi interessa dargli un’identità specifica. 
GD: Dal momento che il workshop era incentrato su Michelangelo, ho tentato un connubio fra quello che è il mio lavoro artistico sul corpo e la scultura di Michelangelo. Il discorso è: traslare la scultura di Michelangelo in una visione che si approssima al corpo, e tutto ciò riesco a farlo attraverso dei processi matematici. La scultura di Michelangelo, scomposta, viene intrappolata all’interno di un corpo. Anche la fotografia come mezzo si trasforma: non è più un supporto bidimensionale appeso a un muro, ma può essere vista da altre prospettive, magari installata a terra con sopra una tela, in cui puoi vedere la perfezione della fotografia insieme all'accartocciamento manuale del supporto. E poi c’è una costante del mio operato artistico: tutti i corpi di Michelangelo che si vedono sono in realtà una sola immagine, che si presenta non solo elaborata diversamente, ma anche installata in maniera diversa. 
KL: Io in occasione di questo workshop ho presentato alcune sculture e un video. Il video l’ho realizzato due anni fa, e si collega strettamente alla mia pratica sculturea. Come scultore, rifletto spesso sul fatto che noi contaminiamo l’ambiente, ma anche l’ambiente contamina noi. Questa tematica del plasmare e dell’essere plasmati ha una componente molto animistica. Nel video io semplicemente mi sporco con l’argilla fino a coprimi e ad annullare quella che è la mia figura. Noi, in arte, siamo in qualche modo i promotori di noi stessi e siamo molto legati all’ego, ma bisogna essere convinti del nostro ego. Qui invece l’artista compie un processo di auto annullamento.
Inoltre sono sempre stato affascinato dalle culture africane, e mi è rimasto particolarmente impresso il fatto che alcune tribù, prima di andare a caccia o in guerra, si coprano di terra perché, secondo la loro mitologia, questo le rende spiriti. Questo fatto che tramite un materiale si possa spostare la linea della percezione mi ha sempre affascinato e ho deciso di portarlo nella mia arte.

Secondo voi, in che modo queste opere sono collegate?

LB: Secondo me la cosa più bella è che non è stato un lavoro corale: è stata corale l’organizzazione e la realizzazione delle proprie opere, ma ognuno alla fine ha agito indipendentemente per la propria strada tra pittura, video installazione . Ognuno è arrivato con la propria idea e al massimo c’è stato un confronto sulla realizzazione tecnica e sulla presentazione. Secondo me è stato proprio questo il punto di forza di questo workshop, l’aver preso tutti questi artisti diversi. Questo apre ancora di più rispetto a un workshop in cui vengono ospitati artisti della stessa categoria. La diversità è apprendimento: Kaspar ha presentato il video del suo corpo che si sporca, e questo mi ha ispirato a fare in futuro un lavoro sul dipingere il proprio corpo.
GD: C’è stata molto libertà al livello tematico, i limiti erano solo di allestimento e già chiariti nel bando: non si poteva appendere, non si potevano spostare i mobili, ecc. I lavori sono stati legati fra di loro dal senso dell’evento, dalle lezioni che abbiamo seguito tutti insieme e dall’aver dovuto confrontarci tutti con uno spazio di piccole dimensioni. Anche se ognuno di noi ha portato un lavoro che aveva già fatto, ha comunque dovuto modificarlo in seguito al dialogo con gli altri artisti. A livello tematico, io ho fatto lo sforzo di mettermi alla prova con corpi che non erano fotografati da me, e ho lavorato sullo scambio fra corpo e materia: corpo che si fa materia e materia che si fa statua.
KL: Secondo me non c’è per forza un collegamento, e se c’è non voglio vederlo, anche perché potrebbe risultare una forzatura provare a dare un senso a ogni cosa. 

Luigi Spadaccini