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Una visita al Seravezza Comics & Movies

Tra i partecipanti Giovanni de Cristofaro, studente di Scultura all’Accademia, con il suo Frankenstein
Una visita al Seravezza Comics & Movies

Pubblicato il 17 Gennaio 2019 da redazione

Sabato 12 gennaio 2019, al Palazzo Mediceo di Seravezza, si è aperta la prima edizione del Seravezza Comics & Movies, una nuova fiera del fumetto che rimarrà aperta fino al 15 febbraio 2019. Voluta dal sindaco Riccardo Tarabella, la fiera ha visto la collaborazione della Fondazione Carnevale di Viareggio la quale, presso le Scuderie Granducali, porterà in mostra i bozzetti delle opere dei Maestri costruttori che parteciperanno ai corsi mascherati del Carnevale di Viareggio in programma il 9, 17, 23 febbraio, e poi il 3 e 5 marzo.
All’ingresso del Palazzo Mediceo, i visitatori vengono accolti dall’enorme T-Rex di Mariaelena Mariotti, a grandezza naturale. Un ruolo chiave nell’evento riveste l’arte di Paolo Mottura, celebre fumettista e illustratore italiano, a cui sono dedicate quattro sale di Palazzo Mediceo che ripercorrono le tappe essenziali della sua carriera. Al centro della scena troviamo la sezione “I Miti del Cinema”, con le illustrazioni di Mottura ispirate a celebri film come “Il buono, il brutto e il cattivo” di Sergio Leone, “La Dolce Vita” di Federico Fellini, “Via col vento” e poi “Pulp Fiction”, “Dracula”, “Titanic”, “Blade Runner” e tanti altri titoli: opere in grande formato che incuriosiscono e divertono, rivelando la grande fantasia e il talento dell’autore piemontese nel reinterpretare in chiave Disney titoli e personaggi che hanno fatto la storia del cinema. Una sessantina in tutto le illustrazioni esposte, tra cui alcune raffinate copertine e pagine di “Carême”, storia disegnata nei primi anni Duemila per il pubblico franco-belga.
A fianco di Mottura, hanno un ruolo da protagonisti Matteo Manzini e Giuseppe Veneziano. Manzini, artista poliedrico e versatile, attivissimo nel mondo del cinema, presenta il suo ultimo lavoro, l’animazione prodotta per il film La profezia dell’Armadillo di ZeroCalcare. Veneziano, pittore noto come uno dei massimi esponenti della “New Pop italiana” e del progetto “Italian Newbrow”, presenta una selezione di suoi coloratissimi e dissacranti dipinti in cui si mescolano attualità, cinema, storia e letteratura. Personaggi reali ed eroi dei fumetti o delle fiabe convivono e interagiscono mettendo in luce vizi e contraddizioni della società contemporanea.
Un’intera sala è dedicata a una selezione di lavori di scultura, pittura e grafica vicini al mondo del fumetto: qui troviamo le sculture surreali dell’artista versiliese Stefano Di Giusto, gli universi visivi di Valente Taddei, popolati da singolari individui in precario equilibrio tra ironia e malinconia, e i dipinti di Manuel Delgado. Non potevano mancare alcuni pezzi unici da collezione legati al mondo del cinema, come il costume originale di Chewbecca, il noto personaggio della saga di Guerre Stellari, e il pupazzo dell’extraterrestre E.T. realizzato da Carlo Rambaldi per Steven Spielberg.
Degna di nota, infine, la partecipazione di studenti di diverse scuole, tra cui il nostro Giovanni De Cristofaro, studente di Scultura all’Accademia di Belle Arti di Carrara, che ha omaggiato Mary Shelley con il suo Shelley’s Creature (2018), una scultura in resina polimerica, marmo Saint Laurent e laminato di ottone. A lui abbiamo rivolto alcune domande:

L’opera che hai presentato è una scultura che raffigura il busto della creatura di Frankenstein secondo l’iconografia più classica, ma imbavagliato con strati di pellicola. Qual’è la chiave di lettura di quest’opera?
L’iconografia che ho ideato non è priva di stizza nei confronti del Frankenstein del 1931, il secondo film in assoluto basato sul romanzo, ma di fatto quello che ne ha cementato l’iconografia. A causa del successo spropositato che ebbero il film e i suoi sequel, anche grazie alla grande interpretazione  di Boris Karloff, da allora la creatura ha assunto quelle fattezze. Cercando di pensare ad una rielaborazione di quell’iconografia nella mia scultura, ho concluso che non sarebbe stata abbastanza riconoscibile, e se anche lo fosse stata, non avrebbe avuto la verve di quel modello: i diodi, scambiati di solito per giganteschi chiodi, la fronte schiacciata con la frangia di capelli unticci in avanti, la pelle verdastra, la giacca nera su una maglietta di cotone. Così, ho omaggiato e rielaborato col mio stile una figura che ha tolto alla creatura originale la sua migliore caratteristica: la parola. La creatura, nel suo esilio dagli uomini, si procura tre volumi in francese: Le vite parallele di Plutarco, I dolori del giovane Werther di Goethe e Il Paradiso perduto di Milton – quest’ultimo decisivo per la psicologia della creatura che, nel leggerlo, cambia il suo pensiero nei confronti degli uomini. Nel libro la creatura, sulla cima di un ghiacciaio, fa un discorso di tre capitoli. A fronte di tutto questo, nel primo film la creatura fa “Mrrrrgh”, nel secondo film dice qualche battuta. La frustrazione di questa enorme perdita nella trasposizione cinematografica mi ha fatto imbavagliare la creatura della Shelley con una pellicola cinematografica, a togliergli la parola, ma non solo: la creatura è intrappolata anche nel design del film. Da qui la data ironica che mette come morte della Shelley’s Creature proprio il 1931, anno di uscita del film. Il lavoro si inserisce in una mostra tra cinema e fumetto non solo per il suo stile caricaturale, ma anche perché nasce da una ibridazione tra due linguaggi, qui cinema e letteratura.

Cosa ti ha spinto a scegliere come soggetto proprio il protagonista dell’opera di Mary Shelley per realizzare la tua scultura?
Omaggiare la Shelley, di cui sono un lettore appassionato, era quasi obbligatorio in quest’anno, vista la ricorrenza del bicentenario della prima edizione del Frankenstein (1818-2018), a cui la nostra Accademia ha dedicato un ciclo di conferenze concentrandosi, più che sul romanzo, proprio sulla figura di questa strepitosa, geniale e modernissima donna vittoriana.

Vedremo altri tuoi lavori esposti al Seravezza Comics?
Spero proprio di sì! È stato emozionante vedere il proprio lavoro esposto in una mostra seria, lontano dall’accusa di “fare fumetto” che mi insegue nell’ambiente accademico: anche se questo ambiente, nella persona del mio docente di scultura Piergiorgio Balocchi, è statoun incentivo a provare strade nuove proprio durante la mia formazione. Io non faccio fumetto, sono un illustratore e un modellatore, principalmente di scuola grottesca americana. È stato bello essere riconosciuto come tale, sarà ancora più bello ripetere l’esperimento.

Testo e foto di Luigi Spadaccini